CPL

industria della traduzione

Comunicazione sensata

Come forse ho già scritto, sono convinto che per poter affrontare con competenza il proprio lavoro si debba continuamente studiare, si debba apprendere dall'esperienza di chi ne ha viste più di noi, e anche da chi (non è disdicevole ammetterlo) ne sa più di noi. Nel campo della traduzione, intesa sempre come industria mi raccomando, la Common Sense Advisory, società indipendente di ricerca con sede negli U.S.A., è una fonte di informazioni verificate ed altamente attendibili. Ma cosa fa CSA? Studia la globalizzazione, la localizzazione, l'internazionalizzazione e i vari generi di traduzione ed interpretariato.

Uno dei suoi fondatori, Donald A. DePalma, è intervenuto a Milano l'11 gugno scorso a un interessante convegno promosso da Unilingue - la nuova forma associativa delle imprese italiane di traduzione, che riunisce oggi le già esistenti Imprelingue e Federcentri - portando l'esperienza di un recentissimo studio condotto dalla sua società sul mercato europeo della traduzione: The European Language Market - and Marketing Best Practices in Any Market (Copyright © 2010 by Common Sense Advisory, Inc.).

È stata un'occasione particolare che ha permesso ai tanti "gestori" di società di traduzione di conoscere meglio il mercato in cui vivono. Abbiamo fatto tante scoperte, abbiamo talvolta confermato delle nostre impressioni, abbiamo spalancato la bocca di fronte ad alcuni dati inattesi.

Per esempio, abbiamo scoperto che in Europa esistono 41837 società di traduzione, con sede principalmente in UK, Spagna, Germania e Francia, e che le 5 migliori sono spagnole e italiane. Purtroppo, però, tra le prime 5 combinazioni linguistiche, la lingua di Dante non c'è...

Ma su un dato in particolare vorrei portare la riflessione di chi sta cercando di capire cosa è l'industria della traduzione: in Italia il 58.8% delle società di traduzione conta fra 2 e 5 dipendenti - tradizionalmente traduttori, e fino a qui non ci sarebbe nulla di strano, è coerente con la tradizione delle microaziende italiane; però, un altro 11.8% conta da 11 a 15 dipendenti, e questo a parer mio è un dato significativo e molto interessante.

Proprio partendo da questo numero, sarebbe utile pensare a un percorso di valorizzazione e crescita della figura del traduttore, dell'imprenditore della traduzione. Chi ne godrebbe di più, in fin dei conti, sarebbe il cliente finale...

 

 
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Come si acquistano i servizi di traduzione

Solitamente si dice che le idee migliori vengano a tavola, quando tutti i nostri sensi sono attivi, stimolati dai profumi, dai sapori e dai colori delle pietanze.

Ieri, davanti a un tradizionalissimo e gustosissimo risotto alla milanese con vista lago, discutevo con Franco Troiano, CEO del Gruppo Eurologos, di come informare i responsabili degli uffici acquisti di società strutturate riguardo a come si acquistano i servizi di traduzione. Gli spunti emersi sono stati tantissimi, e avremmo bisogno di bytes e bytes per poterli affrontare tutti insieme.

Per esempio, per cominciare dalle cose essenziali e apparentemente facili, come si conteggia, e di conseguenza come si compra, una traduzione?

Anche sotto questo aspetto, la traduzione è un servizio particolare, che presenta piccoli ma importanti caratteristiche proprie, mentre solitamente viene considerato dagli uffici acquisti alla stregua della cancelleria, come un bene e non come un servizio complesso, e come tale spesso viene acquistato.

Tradizionalmente, in Italia, una cartella di traduzione = 1500 caratteri (spazi inclusi).

Ma che succede quando, magari in calce a un'offerta, in piccolo (posto che la procedura di qualità sia uguale), scopriamo che la cartella che stiamo comperando è conteggiata a 1375 caratteri? A questo punto, cosa è più conveniente?

Questo, primo fra tanti altri importanti elementi, è ciò che un buon responsabile degli acquisti dovrebbe essere in grado di vedere e di valutare. Se lo fa, è bravo.

Da molti anni, il gruppo a cui siamo affiliati, ha scelto di comunicare questi aspetti nella massima trasparenza ed anche con un pò di filosofia...

Poi, noi consci che i genovesi Poco amanti del sapere, studiano la grammatica limitatamente al necessario e stimano poco gli altri studi: quando sentono odore di commercio, si fanno tutti avanti. (Enea Silvio Piccolomini, 1532), da alcuni anni abbiamo cominciato a conteggiare i testi da tradurre - ove possibile - a parola sul testo di partenza.

Spesso non è conveniente (se pensiamo che dall'inglese all'italiano un testo si allunga fino al 20%...) ma è molto, molto più user friendly.

 

 
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Iniziamo a parlare anche di...

Ecco un altro blog che parla di traduzione... Chi naviga su internet trova portali di traduttori che accolgono commenti, suggerimenti, lamentele, etc, ma non è ciò che abbiamo pensato di replicare quando CPL mi ha offerto la sua ospitalità in queste pagine.

Io non sono un traduttore - anche se i miei clienti lo pensano - e quindi vi potrò raccontare la mia esperienza in quella che è chiamata, a mio parere correttamente, "industria della traduzione"

Cercherò di trasmettere le conoscenze e le esperienze che a mia volta ho acquisito da una storia familiare che, per decenni, ha vissuto in prima persona i cambiamenti, i problemi, le novità che hanno fatto evolvere e trasformato la traduzione intesa come attività imprenditoriale, che hanno anche mutato il volto della città, le sue relazioni internazionali e il modo di porsi nei confronti dello "straniero".

Come vi dicevo, sono un ospite e voglio quindi ringraziare CPL per lo spazio che abbiamo deciso di condividere, per fare in modo che il termine comunicazione si arricchisca di nuovo e ancora maggiore significato, perchè se è vero che la comunicazione efficace è importante, ancora più importante è che questa sia corretta, in tutti i sensi. Un esempio? Questo, recentissimo e molto efficace.   

 
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