Elisa Graci, caporedattrice di Nuok.it, ieri pomeriggio ha risposto ad una mia intervista, realizzata per il nostro progetto (neonato) www.sevendays-in.com. Che cosa è Nuok.it? E' un portale di informazione creato da un gruppo di italiani che vive a New York e segue con passione, ogni giorno, tutto ciò che ruota intorno a questa città.
Venerdì prossimo, 4 marzo 2011, parteciperò alla tavola rotonda pomeridiana su Fare Impresa nel mondo 2.0 (Napoli, Renaissance Hotel Mediterraneo).
Ecco una sintesi della giornata.
Come usare efficacemente risorse e tecnologia per lanciare servizi e prodotti innovativi di successo e che contribuiscono all’occupazione.
A Napoli, il 4 marzo, in un evento gratuito dedicato alle imprese 2.0 Esperienze concrete di aziende e professionisti che dimostrano come è possibile, partendo da una buona idea e da un utilizzo efficace di risorse e tecnologia, lanciare servizi e prodotti innovativi di successo e che contribuiscono all’occupazione.
Sarà questo il tema principale di “Fare impresa nel mondo 2.0", evento che si terrà il 4 marzo a Napoli, presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.
Introdotto dall'Assessorato all’innovazione e Sviluppo del Comune di Napoli, l'incontro si svilupperà in tre tavole rotonde: Innovare, crescere, competere: soluzioni e scenari digitali * Gestire lo start-up, la crescita ed il successo Associazionismo e PMI per l’innovazione del Paese in stile Web 2.0
Numerose testimonianze e contributi di operatori e consulenti di startup di impresa e di professionisti del venture capital arricchiranno il dibattito, allo scopo di mettere in luce le opportunità che le ultime tecnologie web 2.0 offrono alle imprese.
Chi, da ieri mattina, lunedì 13 dicembre 2010, ha voluto trasmettere video (fare broadcasting) con il servizio di streaming UStream lo ha trovato bloccato.
Noi stessi, avremmo dovuto trasmettere questa mattina una presentazione pubblica, e ieri durante la fase di test ci siamo trovati il messaggio di errore.
Non è chiaro che cosa stia succedendo a UStream, ciò che è piuttosto certo è che si tratta di un problema relativo all'Italia: UStream continua a funzionare negli altri paesi.
UStream non fornisce spiegazioni ufficiali in merito allo stop delle trasmissioni in Italia.
Il blog geekissimo ha pubblicato ieri alcune ipotesi, che riportiamo qui, e che potete trovare integralmente qui.
Molti pensano che si tratti di un blocco temporaneo, altri invece pensano che sia un metodo per far aumentare il numero di utenti premium con il nuovo servizio watershed, altri invece pensano che si tratti di un utilizzo “non appropriato” della piattaforma, dalla maggior parte degli utenti Italiani; infatti ultimamente in Italia USTREAM è diventato il servizio per eccellenza per guardare partite di calcio in streaming senza pagare nulla. Anche il software “Ustream Producer” sembra non funzionare.
Che differenza c'è tra un'Applicazione e un sito internet?
E' una domanda ricorrente, alla quale gli "early adopter" hanno dato risposte più o meno complete (e più o meno comprensibili), ma ricordiamoci sempre che: aziende, persone, clienti - correttamente - non seguono le conversazioni tra gli addetti ai lavori.
Dunque, prima di ogni altra elaborata questione sull'utilizzo delle Applicazioni iPhone e iPad, ecco sinteticamente le principali differenze e le ragioni per scegliere se portare la propria azienda su iPad/iPhone o concentrare budget e sforzi sul sito aziendale (budget e sforzi in un'azienda sono sempre risorse limitate: questo gli addetti ai lavori a volte lo dimenticano).
- il sito vive in un oceano di siti (si chiama "internet"), l'Applicazione vive in una selezione di cose interessanti (si chiama "schermo"). Su un iPad (mediamente) una persona installa qualche decina di Applicazioni, quelle più utili. I siti internet, al contrario, sono affogati nella rete e non hanno strumenti propri per emergere (per emergere, infatti, si lavora sui motori di ricerca). L'applicazione sta lì, sullo schermo. Per un marchio, questa differenza non è poca cosa.
- il sito sta in ufficio, l'Applicazione in tasca. Questa differenza dovrebbe far drizzare le orecchie a tutte quelle aziende che hanno qualcosa da "geolocalizzare": location, negozi fisici, servizi distribuiti sul territorio. Il sito internet non è in grado di riconoscere la posizione del cliente rispetto al luogo in cui l'azienda eroga il servizio, l'Applicazione sì: grazie al localizzatore GPS che ogni smart phone (o iPad) porta con sè. Da qui, si sviluppano tutte le funzioni di mappe, strade per raggiungere il luogo X, distanze relative alla posizione del cliente, etc, alert (ti trovi nei pressi del negozio X, dove viene venduto il mio prodotto Y...).
- l'Applicazione funziona anche senza rete telefonica, il sito no. Questa funzione è particolarmente cara a chi ha una forza vendita che deve inserire ordini anche dove non c'è connessione internet (fiere all'estero, viaggi all'estero, sedi difficili): l'ordine viene inserito sulla tavoletta (più intuitiva rispetto ad un PC, e più semplice da gestire rispetto ai faldoni di carta) e poi possono essere "scaricati" su gestionale a fine giornata o a fine viaggio.
- il sito contiene tutto "l'universo" aziendale, l'Applicazione solo le cose che servono. E' questo il motivo per cui molti ormai preferiscono acquistare su eBay tramite un'Applicazione piuttosto che tramite il sito internet. Ed è questo il motivo per cui l'App turistica con dati e numeri di telefono di musei e ristoranti è più utile di un sito internet: ognuno la porta con sè e consulta solo un estratto, realmente utile in viaggio, del sito internet.
Queste sono solo alcune differenze, a mio parere quelle che influiscono di più sulla strategia. Poi ci sono differenze spiegate da psicologi e comportamentisti: sull'App tocchi quel che vedi, sul computer c'è sempre un medium (il mouse) tra il pensiero e l'azione. Ma diciamo che non sono prioritarie nella scelta. Così come un'azienda si chiede se acquistare uno scooter o un'auto aziendale in base ai chilometri che dovrà percorrere il dipendente, non in base a considerazioni sull'esperienza motociclistica piuttosto che automobilistica (senso di libertà, mito on the road, etc...).
Infine, qualche precisazione sull'utilizzo dei device (telefoni, smart phone, iPad, etc), perchè la domanda mi viene spesso rivolta. Apple, Android, iPhone e iPad... quale scegliere? Perchè? Cercherò di essere molto concreto anche in questo caso.
- Android e qualsiasi altro linguaggio (per Nokia, BlackBerry, etc) al momento sono argomenti di conversazione, i numeri dicono che la Apple ha la quota di mercato che conta. La cosa migliore, quando possibile, è salvare i dati in modo neutro, e poi farli uscire per tutte le piattaforme esistenti oggi e che esisteranno domani. Se salvo un'immagine in jpg su un database, quella resta una bella immagine in jpg: domani posso farne l'uso che preferisco. Se salvo l'immagine dentro un'Applicazione per iPad, ho solo un'immagine salvata dentro un'Applicazione per iPad, domani dovrò salvarla in un'Applicazione per Android. E così via. Le parole d'ordine sono: neutralità e multipiattaforma.
- per iPhone o per iPad? E' più diffuso l'iPhone o l'iPad? La domanda ha una risposta pratica e un pochino più complessa. Risposta pratica: ormai si programma per entrambi. Non è solo una questione di spazio dello schermo, sarebbe troppo semplice. E' una questione di impaginazione, di scelte grafiche. Risposta filosofica: su iPhone si fanno determinate cose, su iPad altre. Facebook, per esempio, ha sviluppato un'Applicazione per iPhone ma non lo ha mai fatto - e forse non lo farà - per iPad: a Facebook pensano che l'iPad non sia uno strumento "mobile". Un cronometro per tener traccia delle proprie uscite di corsa o in bicicletta, ha poco senso per iPad. Un catalogo sfogliabile, ha poco senso su iPhone. Quindi: fare un elenco chiaro delle funzionalità e scegliere dove mostrarle.
In conclusione? La cosa migliore sarebbe evitare confronti. Smettere di confrontare un foglio di carta con un block notes, perchè è evidente a tutti che hanno funzioni diverse. Ecco, nel tempo le cose si chiariranno anche in questi campi più difficili e minati, nel frattempo... domandare è lecito.
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Una applicazione per iPad che consente di conoscere i dati di utilizzo di Facebook nel mondo. Semplicissima da usare: una mappa di Google Maps con diversi segnaposti in ogni area del pianeta. Clicchi sul segnaposto e puoi conoscere i dati di utilizzo di Facebook in base a: - genere - età - livello scolastico
Questa mattina Federico Marchetti, fondatore di Yoox, nell'ambito del Forum su "ecommerce B2c in Italia" ha detto queste semplici parole a chi gli chiedeva se fosse preoccupato di tutta questa "discontinuità" di strategia che si respira on line.
Tecnologia? Strategia social? Alla fine è sempre un fatto di persone, sia tra i clienti sia tra i collaboratori.
Yoox si è presentata con approccio umano anche nel mondo commerciale, della moda, del business.
Discontinuità è una parola che da sempre fa parte del web. Yoox è poco preoccupata di parole come "discontinuità": il nostro modo di guardare il social, il mobile non è di preoccupazione ma è piuttosto un cercare continuamente di capire quale sia la strategia giusta.
Facebook è stata un'integrazione al rapporto umano tipico che si respira in Yoox.
Rientriamo dalla giornata Adobe sull'ePublishing (hashtag #adobe_epub).
Lascio da parte gli interventi molto tecnici, i panel pomeridiani su Flash, Air e Pdf (molto interessanti) e riporto, di tutti gli appunti presi, un estratto dell'intervento di Luca Pianigiani di Jumper.
Tema: ha senso di parlare di "riviste digitali" o rivista esiste al di là dello strumento di fruizione? E ha senso tutto questo entusiasmo oggi: la tecnologia c'era già, non ce ne eravamo accorti?
Ecco come la mette Luca (si tratta di appunti)
Digitale non vuol dire solo iPad o tablet, ma significa mostrare una rivista su qualunque monitor.
Anche la tecnologia c'era già, già nel 2000 c'era chi faceva editoria digitale. Per esempio zoozoom, una rivista di moda fatta esclusivamente per la lettura on line.
Nel 2004 si potevano fare magazine digitali in pdf. La tecnologia c'era, ma oggi l'abbiamo accettata.
Il lettore digitale: una questione di approccio.
Avete osservato come le persone leggono?
Sul computer siamo a caccia di infomazioni.
Davanti ad una rivista, ci intratteniamo, Non stiamo cercando informazioni.
Questo marca la differenza tra computer e magazine.
Chris Anderson dice: where time goes, money will follow.
Dove si ritrova il tempo, lì arriveranno i soldi.
Vediamo i tempi: sul web ogni giorno ci tratteniamo 3 minuti; sull'iPhone 45 minuti; 100 minuti su iPad per cercare informazioni.
Secondo concetto: il possesso. Una notizia su iPad viene percepita come "mia", mentre sul web vive su un altro ambiente, la notizia non è "mia".
William Gibson dice: si vendono più narrazioni e storie che non prodotti.
Se riusciamo a mettere all'interno di un prodotto una narrazione.
Le riviste non sono App.
Le riviste digitali non sono digitali.
Le riviste sono riviste.
Sono oggetti che stanno dentro un monitor, dentro una serie di pagine, o in qualsiasi altro posto.
Le riviste digitali hanno però dei nuovi linguaggi. È più importante creare e codificare nuovi linguaggi che replicare i linguaggi della carta.
Una rivista digitale non ha pagine, non ho bisogno di girare la pagina. Possiamo fare a meno delle pagine, l'importante sono gli ambienti che sviluppo.
Le riviste non hanno bisogno di libretti di istruzioni.
Le riviste digitali, invece, oggi hanno bisogno di libretti di istruzioni.
La forza dell'infographics: nel digitale le infographics si può muovere.
Le riviste possono non avere tasti: dobbiamo fare in modo che le riviste digitali facciano cose per noi senza aver bisogno di essere noi a dirglielo.
Non dobbiamo pensare che, nelle riviste digitali, più ci mettiamo più facciamo.
Le riviste digitali non sono un sito.
È arrivato l'Emotional Publishing
Quali business model per le riviste digitali?
Oggi non è per tutti, questo a differenza del web.
Si possono analizzare i dati e capire che cosa fanno le persone
Si possono fare abbonamenti e vendite delle singole copie
...e si può fare un'ulteriore cosa:
dopo il Desktop Publishing
dopo il Network Publishing (fai un contenuto e lo distribuisci su qualunque tipo di piattaforma, sarà l'utente a scegliere)
è arrivato l'Emotional Publishing (formula ideata da Luca Pianigiani)
Fare riviste non significa trasferire informazioni, ma creare emozioni.
(dall'intervento di Luca Pianigiani, Jumper, Adobe ePublishing 2010)
L'argomento non è nuovo, ma ricordarlo male non fa, tanto più che stavo leggendo poco fa il "punto 3" di questa nota sul Tagliaerbe. "Diretto, da siti referenti... non solo dai motori di ricerca! Troppi siti dipendono per i 3/4 (o più) delle visite da Google, e quando quella fonte viene a mancare son dolori. Punta a fidelizzare gli utenti e lavora con i social network, e potrai differenziare le sorgenti di traffico, come ho fatto io"
Mettere un'azienda, la propria, piccola e sana azienda, nelle mani di un motore di ricerca non è un rischio troppo alto?
Andiamo con ordine.
Costruite, o fate costruire, un sito. Bella grafica, vi soddisfa, avete deciso architettura, contenuti e "magari" anche finalità. Lo mettere in rete e qualcuno vi proporrà di "posizionarlo" su Google: costruire un sito senza mostrarlo è inutile, e tutti i bla bla bla, indispensabili, mi auguro di buon livello (non "compila questo modulo, scrivici 10 parole chiave e te le porto in prima pagina: ne vuoi 20? Allora il costo è...) Ecco, siete convinti della strategia che vi viene proposta per posizionare il sito internet. Lo fate.
Passano 4 o 5 mesi, e vi troverete un grafico di Google Analytics così fatto: 80 % del traffico proviente da Google 10 % traffico diretto 10 % siti referenti (i siti che hanno inserito un link al vostro sito).
Festeggiate. Ma iniziate a porvi delle domande. Se Google sposta una virgola? Cambia il famoso algoritmo? Siete nelle sue mani. Per questo, il lavoro da fare, adesso, è iniziare a ridurre quell'80% (in termini percentuali, non assoluti: in termini assoluti mi auguro che la torta cresca), e portarlo al 60% o al 50%. Questa non è tecnica, non è SEO, ma è iniziare ad usare il web con sensibilità. Si tratta di costruire una rete sui social network in grado di indirizzare traffico, si tratta di scrivere cose interessanti, di ottenere "visitatori di ritorno" più che "nuovi visitatori": i fedelissimi. Quei visitatori che non passano più da Google per venirvi a trovare, ma digitano il vostro indirizzo web nel browser, o che tengono sotto controllo la vostra pagina su Facebook o i vostri Tweet. Inizierete a dormire sonni tranquilli, specialmente se avete un ecommerce, e anche a divertirvi di più.