Rientriamo dalla giornata Adobe sull'ePublishing (hashtag #adobe_epub).
Lascio da parte gli interventi molto tecnici, i panel pomeridiani su Flash, Air e Pdf (molto interessanti) e riporto, di tutti gli appunti presi, un estratto dell'intervento di Luca Pianigiani di Jumper.
Tema: ha senso di parlare di "riviste digitali" o rivista esiste al di là dello strumento di fruizione? E ha senso tutto questo entusiasmo oggi: la tecnologia c'era già, non ce ne eravamo accorti?
Ecco come la mette Luca (si tratta di appunti)
Digitale non vuol dire solo iPad o tablet, ma significa mostrare una rivista su qualunque monitor.
Anche la tecnologia c'era già, già nel 2000 c'era chi faceva editoria digitale. Per esempio zoozoom, una rivista di moda fatta esclusivamente per la lettura on line.
Nel 2004 si potevano fare magazine digitali in pdf. La tecnologia c'era, ma oggi l'abbiamo accettata.
Il lettore digitale: una questione di approccio.
Avete osservato come le persone leggono?
Sul computer siamo a caccia di infomazioni.
Davanti ad una rivista, ci intratteniamo, Non stiamo cercando informazioni.
Questo marca la differenza tra computer e magazine.
Chris Anderson dice: where time goes, money will follow.
Dove si ritrova il tempo, lì arriveranno i soldi.
Vediamo i tempi: sul web ogni giorno ci tratteniamo 3 minuti; sull'iPhone 45 minuti; 100 minuti su iPad per cercare informazioni.
Secondo concetto: il possesso. Una notizia su iPad viene percepita come "mia", mentre sul web vive su un altro ambiente, la notizia non è "mia".
William Gibson dice: si vendono più narrazioni e storie che non prodotti.
Se riusciamo a mettere all'interno di un prodotto una narrazione.
Le riviste non sono App.
Le riviste digitali non sono digitali.
Le riviste sono riviste.
Sono oggetti che stanno dentro un monitor, dentro una serie di pagine, o in qualsiasi altro posto.
Le riviste digitali hanno però dei nuovi linguaggi. È più importante creare e codificare nuovi linguaggi che replicare i linguaggi della carta.
Una rivista digitale non ha pagine, non ho bisogno di girare la pagina. Possiamo fare a meno delle pagine, l'importante sono gli ambienti che sviluppo.
Le riviste non hanno bisogno di libretti di istruzioni.
Le riviste digitali, invece, oggi hanno bisogno di libretti di istruzioni.
La forza dell'infographics: nel digitale le infographics si può muovere.
Le riviste possono non avere tasti: dobbiamo fare in modo che le riviste digitali facciano cose per noi senza aver bisogno di essere noi a dirglielo.
Non dobbiamo pensare che, nelle riviste digitali, più ci mettiamo più facciamo.
Le riviste digitali non sono un sito.
È arrivato l'Emotional Publishing
Quali business model per le riviste digitali?
Oggi non è per tutti, questo a differenza del web.
Si possono analizzare i dati e capire che cosa fanno le persone
Si possono fare abbonamenti e vendite delle singole copie
...e si può fare un'ulteriore cosa:
dopo il Desktop Publishing
dopo il Network Publishing (fai un contenuto e lo distribuisci su qualunque tipo di piattaforma, sarà l'utente a scegliere)
è arrivato l'Emotional Publishing (formula ideata da Luca Pianigiani)
Fare riviste non significa trasferire informazioni, ma creare emozioni.
(dall'intervento di Luca Pianigiani, Jumper, Adobe ePublishing 2010)
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